MASCHERE E VOLTI

Ricordo che un vicino di casa tre anni or sono aveva condiviso con me una frase di Pirandello che diceva: “imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. Questa frase di primo acchito mi era sembrata una visione troppo pessimistica della vita e delle relazioni e l’avevo archiviata, tenacemente convinta che il rapporto non fosse così sbilanciato e che nella mia esperienza finora avessi incontrato molti volti.

Recentemente questa frase mi è tornata alla mente, a volte con insistenza, e così ho deciso di prenderla in considerazione. In fondo, una voce antica e onirica da tempo mi ripete: “non è quello che vedi, guarda meglio!” E così mi sono tornate alla mente alcune esperienze e le ho riguardate sotto una luce diversa. Ricordo una donna con la quale feci i miei primi colloqui di counselling, ancora in fase di tirocinio: era stata orientata a questa possibilità e si era resa disponibile, anche se per certi versi era scettica.

Pensava di non averne bisogno, tanto che nei primi incontri ripeteva sorridente: “Va tutto benissimo”, ma al terzo incontro è crollata in un pianto liberatorio dicendo che quello che viveva era l’esatto contrario. Aveva preso contatto con se stessa e aveva levato per un attimo la maschera che le serviva per andare avanti, per “fare finta che …” e proteggersi, di conseguenza, dal dolore. Non c’erano state domande insinuanti, ma semplice ascolto e presenza. Questo spazio, personale e protetto, insieme all’istaurarsi di una base di fiducia, avevano quindi permesso alla parte più autentica di sé di fluire, di uscire allo scoperto.

Il compito del counsellor è stare accanto, accompagnare a vedere e a comprendere quello che sta emergendo e sostenere la persona nell’attraversare le emozioni (in questo caso era la rabbia) che risalgono in superficie e nel trovare in se le risorse per far fronte a quello che realmente vive. L’obiettivo è quello di integrare il vissuto e non viverlo come un peso che, per quanto tenuto nascosto, grava sul suo percorso.

“Ciò che eludi ti perseguita”, diceva il grande Jung, ossia si ripropone nella tua vita anche in altre forme, perché noi abbiamo bisogno di integrare luci e ombre del nostro percorso e di digerirne il contenuto affinché si liberi una nuova energia per andare avanti. La digestione, infatti, è proprio questo: qualcosa entra, viene assimilato e si trasforma in nutrimento ed energia per funzionamento del nostro organismo e ciò che è dannoso o superfluo viene espulso.

 Cosa sono quindi le maschere? Sono modi in cui entriamo in contatto con la complessità del reale e con i quali celiamo, in un certo senso, il nostro vero sé. Non sono automaticamente sinonimo di falsità o inganno. A volte le indossiamo inconsapevolmente o nostro malgrado (per rispettare aspettative di altri) oppure possono essere nostre alleate per sostenere ruoli, approcciare situazioni nuove e ignote o per proteggerci da situazioni che non siamo ancora in grado di affrontare o gestire (un dolore o una frustrazione, ad esempio). Hanno quindi una loro utilità e funzione. L’importante è non confondere la funzione con l’essere e, di conseguenza, finire per non dare spazio e ascolto a parti fondamentali di se.

In fondo noi siamo Volto e non maschera: quando si leva la maschera si respira, ma se questa aderisce troppo al volto si rischia di soffocare.

La maschera, insomma, bisogna imparare a riporla man mano integriamo le parti di noi che decidiamo di accogliere.

“Diventa te stesso”  è un processo che s’intraprende togliendo e sfogliando ciò che non ci appartiene e non aggiungendo. E’ l’opera che esce da un processo di cura di sé.

Tornando al mio richiamo onirico “guarda meglio”, il counselling è il percorso in cui permettersi di prendere tra le mani il proprio Volto e poterlo osservare allo specchio con curiosità e amore. E in questo vedersi, che è un processo personale, la persona è, a sua volta, vista.

Ecco perché anch’io, attraverso il mio lavoro, imparo a guardare meglio, perché ciò che guardo mi ri-guarda ed è qui, in questi incontri, che appaiono i volti.

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