“PER-CHE-COSA” RIDERE

Che rapporto hai con il sorriso? Ti capita o lo scegli?

Il sorriso non è solo una reazione a qualcosa di bello e piacevole, è anche una conquista. Una possibilità. Un atteggiamento da coltivare nella propria vita.

Infine il sorriso, espressione visibile dell’umorismo, è una risorsa per la ricerca di senso.

A volte è la mezzaluna fertile che nasce da un dolore; le rive trasformate di un fiume di lacrime. “Un sorriso dentro al pianto”, come canta Ornella Vanoni. La scelta di non stare in balia degli eventi, ma provare dolcemente a cambiarne il corso e sostenere le sponde di una direzione di senso.

Sembra paradossale, ma il sorriso e l’umorismo diventano una risorsa soprattutto nelle situazioni più complesse e dolorose.

Lo testimonia Viktor Frankl (1905-1997), psichiatra viennese e fondatore della logoterapia, nel suo libro “L’uomo in cerca di senso” che nasce dall’esperienza drammatica del lager: “l’umorismo è un’arma dell’anima nella lotta per l’autoconservazione … è in grado, come poche altre cose nell’esistenza umana, di creare un distacco e di porre gli uomini al di sopra di una certa situazione, sia pur solo per qualche secondo” . Viktor Frankl cercò quindi di educare all’umorismo anche i compagni di sventura , considerandolo un trucco che ammaestra all’arte del vivere e una forma di libertà (puoi essere non “libero da” i condizionamenti, ma “libero per” assumere un atteggiamento nei confronti dei condizionamenti). Ricorre inoltre, sempre nel suo libro, ad un paragone per far capire quanto indipendentemente dalla grandezza del dolore una piccola cosa possa produrre comunque una grande effetto: “il dolore dell’uomo somiglia al comportamento dei gas; come una certa quantità di gas, posta sotto pressione, riempie in ogni caso uno spazio vuoto, indipendentemente dalla sua grandezza, così il dolore, grande o piccolo che sia, riempie in ogni caso l’animo dell’uomo, la coscienza umana. Ne risulta che la “grandezza” del dolore umano è qualcosa di relativo ed anche che una piccola sfuggevole cosa può arrecare una grandissima gioia”.

L’umorismo ha, quindi, nella logoterapia più di una funzione:

  • aiuta a prendere le distanze da sé e fa riferimento alla capacità di riconciliarsi con il proprio limite (autoironia) e aiuta a distanziarsi rispetto ad una situazione incipiente (vissuta come avversa) e così a trasformare e trascenderla;
  • facilita la consapevolezza delle proprie risorse;
  • sviluppa la capacità di “forza di resistenza dello spirito”;
  • attiva la speranza e un atteggiamento più fiducioso nei confronti della vita.

Anche Etty Hillesum, ebrea, l’ha praticato nella sua giovane e breve esistenza alle soglie della deportazione nel lager: non solo il suo diario è una sorta di contro dramma, ma l’umorismo è stato da lei espresso nella sua esperienza, come si legge nella sua biografia, e insieme all’arte delle parole l’ha salvata, non dalla morte, ma da una vita senza senso rendendola al contrario ricca e piena di significato.

In una lettera spedita da un’amica agli amici di Amsterdam, Etty viene descritta come “piena di umorismo scintillante” anche nel momento in cui lascia il campo di smistamento di Westerbork per raggiungere la sua ultima destinazione in Polonia, dove insieme a molti altri, il 30 novembre del 1943, troverà la morte.

Più probabilmente l’abbiamo visto in molti anche nel film “La vita è bella” di Roberto Benigni quanto fosse concretamente utile lo sviluppo e il mantenimento dell’umorismo in situazioni drammatiche. La “vita bella”, infatti, è sicuramente una conquista che nulla ha a che fare con la bella vita.

L’umorismo inoltre “cura”. Lo abbiamo visto nel film di Robin Williams “Patch Adams”, dove non solo è antidoto allo stress, ma sostiene guarigione e benessere, come se le nostre cellule respirassero meglio.

La clowterapia, così utile nei nostri ospedali, nasce proprio da lì, dalla vita di colui che ha ispirato il film.

Il sorriso, inoltre, è quel passe-partout che apre quasi tutte le porte perché abbassa le difese dell’altro e predispone all’accoglienza. E’ qualcosa che più che spiegato va provato, sperimentato in più occasioni per capire quanto possa agevolare la relazione e spesso anche le nostre richieste.

Il sorriso e l’umorismo in entrambi i casi si possono allenare e poi saranno gli eventi stessi, prodotti dal nostro cambio di atteggiamento, a confermarci nella direzione intrapresa.

L’effetto ulteriore è il bene che si produce nelle altre persone. Non poca cosa!

Il counselling fondato sulla logoterapia non può quindi non tenere conto di questa incredibile risorsa, in particolare per la ricerca di senso, ed accompagnare le persone ad attivarla ed allenarla.

La vita non è “pessimismo e rassegnazione”, ma ascolto, ricerca e trasformazione.

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