MANIFEST-ARTI

Laboratorio di arte e counselling come possibilità di ascolto ed espressione

“Questa spaccatura mi ricorda la dorsale oceanica come se sotto ci fosse qualcosa che ribolle e che può uscire” (le parole di “Abissale”, in immagine)

Lo pensavo, ma non lo sapevo finché non l’ho sperimentato direttamente, con le mani nella creta e nell’acqua, con la possibilità di fluire nonostante il pensiero, di creare liberamente e  poi consapevolmente.

Ho sentito e ho vissuto l’ascolto, il contatto e la rigenerazione. Il gioco dell’immaginazione e dell’azione in un progetto che si faceva strada a gesti lenti e di cura. La parola non si connetteva a schemi o a lezioni preparate, ma accompagnava il gesto e si sintonizzava meglio con quella del gruppo. Silenzio e parola, come in una danza. Ascolto ed espressione, come in un respiro. Fantasia e realtà, come nella vita e nei sogni.

Ecco lo spunto di un’esperienza di arte e counselling condotta insieme ad Anna, restauratrice e decoratrice, nel suo spazio Buio onirico a Gussago (Bs). “Personare: amplificare la propria voce”, titolo della proposta, è stato concepito come incontro-laboratorio nel quale, attraverso la creta e la creazione di una maschera, dare voce a ciò che si è o si sente di essere, senza doverlo spiegare a tutti i costi. Maschera non come travestimento, ma come forma simbolica ed espressiva; non come nascondimento, ma come disvelamento. Un oggetto che racconta e attraverso il quale raccontare luci ed ombre del nostro vissuto, parti che si mostrano e parti che si proteggono, parti che appaiono e parti che si vorrebbe far emergere.

Si sono sovrapposti e armonizzati due tempi in un’unica esperienza: un tempo di lavoro creativo (mani, materia, segni) e un tempo di accompagnamento alla consapevolezza, per leggere ciò che emerge e riportarlo nella quotidianità con più chiarezza.

C’è una cosa che succede spesso in questi laboratori e che è accaduta anche in questa occasione: le persone arrivano convinte di “non avere una voce”. Poi la voce esce, ma dalle mani. Mani che in fondo sono la nostra connessione con il cuore, sullo stesso meridiano.

A volte non si sa cosa aspettarsi o al contrario si entra con un’idea, ma poi, in entrambi i casi, ci si fa sospendere da quello che arriva attraverso l’ascolto e il con-tatto. E questo è uno scambio “intimo”, ma anche “corale”, perché nel gruppo ci si contamina, ci si ascolta.

Chi ha partecipato al laboratorio ha colto il valore di poter dare forma a ciò che sentiva informe dentro di sé oppure plasmato da altri e poter far fluire, liberare e trasformare parti di sé ancora inespresse. La parola e la narrazione uscita nella fase creativa (con le mani sulla creta, per intenderci) hanno poi trovato un breve spazio davanti allo specchio con la propria maschera per provare a “risuonare” attraverso il sentire espresso con l’atto creativo.

“Abissale” e “Che le lacrime diventino ali” sono i titoli di due opere che raccontano un viaggio dentro e fuori di sé, un lavoro di immersione, emersione e trasformazione. “Libertà, leggerezza, armonia, amore”, alcune delle parole dichiarate allo specchio.

La parola persona la si fa derivare dal latino “personare”, ossia “risuonare  a traverso” ed era il termine con cui i latini indicavano la maschera di legno portata sempre sulla scena dagli attori nei teatri dell’antica Grecia e dell’Italia, nella quale i tratti del viso erano esagerati, perché meglio potessero essere rilevati dagli spettatori e la bocca era fatta in modo da rafforzare il suono della voce, considerando l’ordinaria vastità degli antichi teatri (Etimo.it). Poi il vocabolo viaggiando nel tempo e di bocca in bocca ha assunto l’uso che ne facciamo al giorno d’oggi, senza a volte forse comprenderne il senso. Ricordo uno slogan in ambito sociale  che diceva “la persona al centro”, ma quale diritto e dovere aveva questa persona? Forse “suonare” e far sentire  nella società la propria voce, la propria unicità?? Impresa tanto difficile quanto vitale!

Iniziare a conoscersi è la base per iniziare a “risuonare”, per scoprire le tonalità attraverso le quali lo facciamo, acute o gravi, e gli “accordi” e farne la nostra melodia: l’essere nel mondo a quel modo e in quel senso, rispetto alla direzione che sentiamo e scegliamo di intraprendere.

Ognuno si connette a sé con e attraverso qualcosa che lo stimola: chi con l’arte in tutte le sue forme, chi attraverso una passeggiata in natura o chi cucinando un piatto per qualcuno e tanto altro. C’è chi può farlo anche attraverso una relazione professionale, com’è quella di counselling, e che prende la forma di un breve viaggio di esplorazione ed orientamento.

Ricordandoci che è poi l’azione concreta che rende effettivo un percorso di conoscenza o cambiamento, e che anche il fare tra una seduta e l’altra di counselling (spunti di scrittura o artistici, nuovi gesti, nuovi sguardi, piccole sperimentazioni di cambiamento …) ci consente di rimanere ancorati rispetto a ciò che stiamo affrontando ma anche proiettati verso ciò che stiamo cambiando. Terra e stelle. Realtà e desiderio.

A volte gli spunti a fare nascono da soli, come naturale conseguenza del lavoro svolto nelle sedute, a volte sono stimolati e accompagnati dal counsellor stesso.

Coniugare arte e counselling significa:

  • facilitare e potenziare l’ascolto di sé (si allentano naturalmente tensioni e pregiudizi)
  • allenare uno “sguardo da artista” che perde i confini abituali che ci siamo posti o ci sono stati imposti
  • stimolare la creatività ad ampio raggio, includendo noi stessi nel processo artistico
  • prendersi cura in modo divergente e divertente che un po’ sono la stessa cosa!

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