ASCOLTO, EMPATIA E RISOLUZIONE DEI CONFLITTI

Oltre le idee di giusto e sbagliato,

c’è un campo. Lì ti incontrerò.

(Rumi – mistico persiano)

Saper ascoltare e saper andare oltre le categorie conosciute ci può aiutare più di ogni altra cosa a risolvere situazioni problematiche o complicate e persino conflitti e disaccordi.

Ha un utilizzo trasversale: dalla vita privata a quella professionale e in ogni ambito in cui entra in gioco la relazione.

Eloquente è il titolo di un libro di Marshall Rosenberg , fondatore della comunicazione non violenta: “Preferisci avere ragione o essere felice?”. Già questa semplice domanda è capace di aprire una riflessione importante e traghettarci verso un cambio di paradigma.

In un recente convegno su arte e bellezza1, una delle relatrici, Anna Elisabetta Costa, parlava proprio dell’importanza di provare a cambiare paradigma cercando di cogliere nella comunicazione (e pertanto nell’ascolto) che cosa è vivo nell’altra persona, altro modo di definire l’empatia, ma anche ciò che è vivo in me, l’auto-empatia, celebrando la bellezza dei bisogni di ognuno e superando la fretta di risolvere prima di entrare in connessione.

Entrare in empatia presuppone, quindi, conoscere l’ignoranza (al posto dell’arroganza di sapere già tutto) e la pigrizia (ossia prendersi il tempo di andare a fondo che non significa “perdita” bensì “investimento”).

In tale modalità di comunicazione, ascolto e connessione, è importante essere aperti anche al “no” dell’altro perché “chi dice no a qualcosa sta dicendo sì a qualcos’altro” (CHE COSA?) e scommettere che al di là di ciò che è giusto e sbagliato possa esistere uno spazio di incontro.

C’è anche un breve racconto popolare citato da Marianella Sclavi, sociologa, che ho sempre trovato sorprendente ed eloquente di come spesso bisogna essere arditi e creativi nell’ascolto e quindi nella soluzione dei conflitti.

Una saggezza popolare che andrebbe recuperata! Ecco la storia:

“C’era una volta un contadino povero e pio il quale viveva in una capanna assieme alla moglie e alla madre divenuta cieca. Ogni mattina, all’alba, era solito recarsi al tempio per affrontare le preoccupazioni della vita con animo più sereno. Ma una certa mattina …

Dio: “Per premiare la tua fede, esprimi un desiderio ed io lo esaudirò”

Uomo: “Non saprei cosa chiedere! Posso rispondere domani dopo aver consultato madre e moglie?” Tutto sconvolto e tremante torna verso casa.

Incontra la madre:“Figlio, se tu chiederai al Signore di ridarmi la vista, ti sarò riconoscente e ti benedirò per tutto il resto della mia vita!”

Arriva la moglie: “COOSAA?? Sprecare una occasione così per ridare gli occhi a una vecchia che fra un paio di anni li chiuderà per sempre?? TU devi chiedere che il Signore ci benedica con un figlio, che sarà la nostra consolazione e ci accudirà nella vecchiaia!!”

Le due donne si accusano a vicenda di egoismo e se le danno di santa ragione.

L’uomo povero e pio, sconsolato, va a chiedere aiuto a un vecchio saggio.

Uomo: “Una grande fortuna si è ribaltata in una grande disgrazia: qualsiasi cosa io scelga, il dissidio regnerà per sempre in famiglia. Mia madre vuole la vista, mia moglie un figlio ed io vorrei più di tutto la garanzia del pane quotidiano.”

Vecchio saggio: “L’unica tua disgrazia è il tuo modo di ragionare. Che senso ha chiedersi se è meglio favorire la moglie contro la madre o viceversa? Tua madre ha ragione quando vuole la vista, tua moglie ha ragione quando vuole un figlio e tu hai ragione a chiedere un minimo di benessere economico. Rilassati, sdraiati su questo materassino e vedrai che all’alba saprai cosa chiedere al Signore.”

Così fu. All’alba l’uomo si svegliò sentendosi rinato. Abbracciò il vecchio saggio, abbracciò con gli occhi il mare e il sole, e leggero, ridente, quasi danzante si avviò al tempio.

Uomo: “Signore, ti ringrazio per avermi concesso, nella tua infinita bontà, di ascoltare tutti i membri della mia famiglia. Ecco dunque la nostra richiesta. Mia madre è vecchia e cieca e il suo più grande desiderio prima di morire sarebbe il seguente: poter vedere un nipotino che cresce allegro e sano perché non gli manca mai da mangiare !”

La regola dell’arte di ascoltare (nell’ascolto attivo secondo la Sclavi ce ne sono sette) che meglio definisce l’ascolto attivo è proprio la seguente: “Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.”

Ascoltare richiede quindi una Postura ma anche la capacità di Spostarsi dal proprio punto di vista, girare intorno a ciò di cui si discute (la ricerca) e provare a vedere la questione da diverse angolazioni, assumendo anche quella opposta.

Certo questo richiede tempo, fatica (abbandonare l’orgoglio, sforzarsi di comprendere) e rispetto (parola che proviene dal latino “re-spicere” e significa guardare più volte, riguardare).

Possibile? Impossibile? Io direi PERCORRIBILE!

1 4° Convegno internazionale sulla bellezza, organizzato dall’Istituto Solarisguardare più volte, riguardare).

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