DAL PERCHE’ AL PER-CHE- COSA: SULLA VIA DEL SIGNIFICATO
Un viaggio di senso attraverso i principi della logoterapia di V. E. Frankl e di altri testimoni di speranza.
“Dentro di te c’è un mondo che lievita verso un destino sconosciuto”
(Etty Hillesum, Diario)
Cos’è che fa fermentare la nostra vita? Cos’ è che si solleva da dentro di noi e ci fa crescere?
In ogni esperienza umana – anche la più difficile – esiste una possibilità di rinascita, un movimento verso il significato. Si tratta di conoscere ed alimentare quella trasformazione positiva che avvertiamo empiricamente nel pane che si gonfia, riempiendosi di alveoli, e nel mostro che schiuma e si fa vino.
Il percorso “Dal perché al per-che-cosa: sulla via del significato”, ospitato alla Libreria Tarantola di Brescia, ha voluto essere proprio questo: un laboratorio di senso e speranza, un luogo dove condividere stimoli di rinascita interiore e allenarsi a riconoscere la direzione del proprio cammino, anche nelle fasi di “confinamento esistenziale” o di sofferenza.
Imparare ad intuire significati in ciò che viviamo ed alimentare la speranza non è un’utopia, ma un “additivo” necessario alla nostra crescita personale.
È possibile coltivarlo con uno sguardo più aperto, curioso e consapevole.
Un laboratorio di umanità
La proposta si è sviluppata come un laboratorio, una bottega artigiana del senso, dove immaginare, creare e cucire insieme frammenti di esperienza personale per disegnare sensibilità nuove e per “portare a casa” una consapevolezza su misura. Tra racconti biografici, letture, spunti di scrittura emotivo-riflessiva e momenti di condivisione, si sono alternati quattro incontri ispirati alle vite e al pensiero di Viktor Frankl – psichiatra viennese fondatore della logoterapia – e di Etty Hillesum, giovane donna olandese, entrambi ebrei durante la seconda guerra mondiale, entrambi testimoni della possibilità di dire Sì alla vita, nonostante tutto.
- Tutto gira intorno all’amore. La scelta di Frankl.
Nel primo incontro abbiamo ripercorso la vita di Viktor Frankl, segnata dall’Olocausto ma anche da un’incredibile fede nella possibilità di trovare un senso in ogni situazione. “Una vita piena, tragica e, al tempo stesso, esaltante ed esemplare”, come ben delinea Paola Giovetti nella biografia a lui dedicata.
Da qui il tema del cambio di prospettiva: scoprire che persino l’umorismo può diventare una risorsa vitale.
Abbiamo esplorato i segni che costellano le nostre vite – quelli riconosciuti, quelli ignorati, quelli che, se ascoltati, aprono alla speranza e alla metamorfosi.
- Il coraggio di essere umani. Le tre vie per realizzare una vita significativa.
Nel secondo incontro ci siamo addentrati nel cuore della logoterapia: i valori di creazione, i valori di esperienza e i valori di atteggiamento. Attraverso esercizi a coppie, le partecipanti hanno sperimentato quanto i significati siano sempre unici, legati alla persona e alla situazione.
Si è parlato anche di auto biblioterapia – quei libri che “ci accadono”, che cambiano lo sguardo e aprono ad un significato. Come accadde a un giovane soldato, rimasto gravemente invalido durante la guerra e che, dopo aver letto L’uomo in cerca di senso e aver ritrovato serenità, disse a chi lo intervistava: “Mi è successo questo libro”.
- Dentro di noi c’è un mondo che lievita verso un destino sconosciuto. La forza di Etty.
Il terzo incontro è stato dedicato a Etty Hillesum, definita “un cuore pensante”. Attraverso la scrittura del suo diario seppe trasformare il dramma dello sterminio in un contro-dramma di luce e consapevolezza.
Abbiamo dialogato partendo da domande-chiave: quali incontri ci hanno cambiato? Cosa significa per ognuno di noi “diventare ciò che si è”? E, come Etty, quali “parole illuminanti e liberatrici” possiamo annotare nella nostra vita?
- La poesia del nonostante tutto
L’ultimo incontro ha assunto la forma più laboratoriale. Dopo un percorso di scambio e sintonia, il gruppo aveva ormai costruito una piccola comunità di senso, dove la sensibilità e la meraviglia diventavano motori di scoperta e libertà interiore.
Protagoniste sono state le partecipanti con le loro parole e la loro creatività, con la voglia di confrontarsi e essere le une per le altre stimolo e risorsa.
Il filo conduttore: logoterapia e counselling
A unire tutti gli incontri è stato il counselling, inteso come pratica di facilitazione verso un ben-essere consapevole, e la logoterapia come cornice teorica e antropologica ancora attualissima, soprattutto in un’epoca segnata da vuoti e disorientamento.
Non si tratta di “cambiare la vita” degli altri, ma di allenare ad ACCORGERSI, a cambiare sguardo, a trovare significato.
L’inaspettato – l’inATTESO,– è ciò che si è creato spontaneamente: sintonia, amicizia, aiuto reciproco. Perché ognuno è portatore di messaggi e valori unici, e intrecciarli è il modo più autentico per ritrovarsi umani.
Ed è il mio mestiere di counsellor: facilitare ascolto, scambio e relazioni.
Al tempo stesso, la possibilità unica di continuare a crescere attraverso e grazie agli altri, anche per me!
