LA PORTA DELLA FELICITA’
Sei davvero felice? Una domanda scomoda che, se ce la fanno, ci mette a disagio. Anche se in quel momento stiamo bene, perché quel “stare bene” sembra non appagarci del tutto, non avere i canoni di pienezza e stabilità che ci si aspetta da una parola così rara e preziosa. Oggi forse è qui, ma domani chissà … La paura ce la mangia ancor prima di averla gustata. E poi, di fatto, che sapore ha? Ne ho abbastanza? Cosa produce in me e nella mia vita?
Inoltre, esiste sempre la variabile “se ce la fanno” perché c’è un generalizzato pudore nel fare quelle che sono le domande fondamentali e chiamare le cose con il loro nome. Pudore che spesso non hanno i bambini da cui veniamo guardati attentamente e spiazzati dalla loro disarmante semplicità.
Tuttavia, le domande fondamentali e scomode sono quelle che ci permettono di contattare il nostro “io sono” dietro le maschere, dietro il “bisogna andare avanti” o bisogna mostrarsi “al top” in ogni situazione. Pur senza la pretesa di arrivare a risposte definitive.
Cos’è la felicità e chi può dirsi felice è un interrogativo che ci si fa sin dall’antichità, il “sacro graal” intorno al quale ruotano le menti più allenate e anche la gente comune, ma che sempre sfugge e si fa interpretare solo in alcune sfaccettature. Ed è, forse, questa ricerca infinita che ci permette di esplorare la vita e le sue possibilità, così come quelle insite in noi stessi, che ci tiene in quella buona tensione che vuole portarci alla compiutezza, mai completamente raggiunta, ma che ci attrae e ci fa muovere. Come l’amore che “move il sole e l’altre stelle”, ultimo verso del canto del Paradiso e dell’intera Divina Commedia.
Viktor Frankl nel corso della sua vita e della sua carriera come psichiatra aveva osservato che spesso le persone lamentavano un sentimento di vuoto e di non senso. Nella sua incondizionata fiducia nella vita nonostante tutto aveva, attraverso la logoterapia, mostrato una direzione possibile nella quale la persona stessa potesse ritracciare il proprio personale significato: la dedizione ad un compito. Cosa che fa della ricerca di senso e della ricerca di felicità un fatto non solo individuale, ma collettivo.
Per Frankl, infatti, l’uomo si realizza tanto quanto va oltre se stesso (l’auto trascendimento) e, al tal proposito, riprende le parole del filosofo Kierkegaard quando dice: “ la porta della felicità si apre verso l’esterno; chi volesse aprirla verso l’interno non farebbe altro che chiuderla sempre di più”. Questa consapevolezza è frutto di un animo che sin da bambino si è posto domande fondamentali (ha potuto farlo!), ha sofferto negli anni giovanili il sentimento di mancanza di senso, ha vissuto un’esperienza tragica (la deportazione nei lager), ha osservato la vita e gli uomini di fronte ad essa e alle sue più aberranti condizioni, ha ripreso a vivere e ha trasformato l’orrore in amore e compito. Ha trovato di fatto un tesoro nel fondale cupo del male, lo ha portato in superficie e lo ha elargito, invitando ognuno a percorrere questa strada sconosciuta per ritrovare il proprio personale significato e a non tenerlo per sé. La ricerca è sempre un fatto personale, non esiste meta senza cammino vero, sia esso esteriore o interiore. Il senso e la felicità non si hanno in regalo o a buon mercato, ma responsabilmente e liberamente.
Responsabilmente: la vita mi “interroga” con i suoi accadimenti e io rispondo alle sue domande
Liberamente: scelgo e decido. Libero da …, libero di …, libero per …
L’impegno, la dedizione e la fatica sono il prezzo da pagare per accendere e mantenere il fuoco acceso. Il fuoco del significato e della felicità. Piccole fiammelle potranno anche arrivarci in dono (una persona straordinaria che entra nella nostra vita, un’opportunità di lavoro, un talento innato, un colpo di fortuna …), ma poi sta a noi tenerle vive.
Dal punto di vista etimologico, FELICE, felix dal latino, è ciò che produce frutto, ciò che è fecondo e quindi generativo. Portare fuori ed esprimere ciò che si ha dentro, in modo buono e bello e non solo per se stessi. In questa cornice poter indicare a qualcuno un compito o far sì che la persona lo rintracci nella propria vita (“tanto meglio se si tratta di una missione” scriveva Viktor Frankl) – obiettivo della logoterapia e del counselling – è qualcosa che avvicina alla felicità.
E per te chi può dirsi davvero felice? Sei sicuro/a che questo stato non contempli anche il “nonostante tutto”, ossia attraversare o aver attraversato la sofferenza?
Personalmente non ho la risposta in tasca, ma nel cuore il sorriso e gli occhi luminosi di chi sembra avere poco e ha attraversato tempeste e mareggiate e vive la vita con pienezza.
La via del significato una strada da percorrere. Non ha segnaletica, è per certi versi misteriosa, ma lì puoi trovare qualcosa per te.
Prima ricordati di aprire la porta.
